Istruzioni per l’uso della Riviera del Conero: cari turisti, guai a ripartire senza aver assaggiato i moscioli.

Sulla pasta, con il sugo, con le molliche o appena scottati con olio limone, pepe e prezzemolo, comunque si presentino risultano superlativi. Sono pura poesia. Dopo averli gustati, magari accompagnati da un buon Verdicchio, ci si renderà conto che il resto è noia.

Si trovano in pescheria con l’etichetta che li certifica o, al ristorante segnalati sul menù. E state tranquilli che ve li segnalano perché sono talmente speciali da meritare la promozione a presidio Slow Food.

Il mosciolo è la star delle cittadine del Conero tanto che ‘Ciavemo i moscioli’, per gli anconetani è uno spot identificativo…senti la frase e ne certifichi la provenienza.

Ma che sono questi moscioli si chiederanno alcuni? Sono le cozze o mitili che si riproducono naturalmente e vivono attaccati agli scogli sommersi della costa del Conero. Oggi, l’area di produzione è il tratto che va da Pietralacroce a Portonovo, al confine con Numana. I pescatori del Presidio Slow Food lavorano sulla filiera del mosciolo selvatico, in modo da garantirne provenienza e tracciabilità. Ogni aumento della produzione è gestito con attenzione affinchè non si arrivi alla scomparsa del mitilo.

Di certo aiuterebbe la creazione di una area marina protetta del Conero, un progetto che ogni tanto torna alla ribalta ma viene puntualmente affossato. Ha due tifoserie distinte sul territorio e non riesce ad entrare appieno nella cultura locale. L’AMP sarebbe invece la soluzione ideale per la tutela di questo tipo di pesca sostenibile e garantirebbe all’ecosistema di rigenerarsi. Senza contare che le aree marine protette, come i parchi terrestri hanno un gran seguito turistico, ma questa è un’altra storia…

Il Blog di Cristina

Numana – 15 luglio 2017